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Cibo fobia, neofobia e beveroni

La mia storia

Siamo arrivati ad agosto, quando ero bambina era il periodo più atteso dell’anno, si andava in vacanza, papà chiudeva la sua meravigliosa boutique della frutta, mamma preparava le valigie per tutti, io e mio fratello Gianni iniziavamo a fantasticare sulle avventure che avremmo affrontato.

Tutto bello vero? Lo è stato anche per me, fin quando sono diventata ragazzina, il mio corpo ha iniziato a cambiare, a lievitare, certo non da solo, amavo mangiare, a detta di mamma “A strafogarmi”, e se ci penso non so neanche se distinguevo i sapori, l’importante era mettere dentro, riempire, poi ho compreso che il cibo era il sostituto di quell’amore, di quelle carezze e attenzioni tanto attese, che mai arrivavano.

Mi chiedevo continuamente “Ma cosa posso fare ancora per essere una brava bambina?”.

La risposta non è mai arrivata, perché ho smesso di farmi questa domanda, quando da pochi anni, ho capito che ero già una brava bambina, un po’ rumorosa, certo non passavo inosservata, ero entusiasta della vita, tutti i bambini dovrebbero continuare ad esserlo.

Tornando ad agosto, e al tema dell’estate, questo mese come già ho affrontato nel gruppo riservato Saziare la Bulimia (link per iscriverti), ti voglio parlare della Cibo Fobia, della Neofobia e dell’associazione con i beveroni.

Cosa c’entra tutto ciò?

Io ho smesso di essere quella bambina spensierata quando ho iniziato ad osservare il mondo intorno a me con occhi diversi, quando mia madre mi ha fatto notare che al mondo una ragazza obesa, anche se non lo ero in maniera esorbitante, non avrebbe trovato posto. Ho iniziato a spostare la mia attenzione sul cibo, sulle diete, su qualsiasi modo mi permettesse di perdere peso, e ci sono riuscita in realtà, ma sono caduta nel baratro dell’anoressia.

Il mio istinto primordiale però mi ha spinto verso il cibo, e ho iniziato dopo un estenuante privazione, a mangiare senza sosta e sono passata al Binge Eating, e da lì sempre per la paura del giudizio degli altri, alla bulimia con vomito. Pensavo di aver trovato la bacchetta magica, è stato solo l’inizio dell’inferno, durato fino a due anni fa.

Ora sono libera dall’ossessione del cibo, e sono qui per spiegarti come è iniziata la mia paura del cibo.

Cibo fobia

Per cibo fobia intendiamo una paura irrazionale, direi smisurata, per alcuni cibi che vengono quindi evitati e talvolta, anche il solo pensiero di questi, può portare a una vera e propria sintomatologia ansiosa.

Le fobie alimentari possono limitare la vita, impedendo ai malati di provare nuovi ristoranti o persino di partecipare a riunioni di famiglia. In casi estremi, le fobie alimentari possono anche avere un impatto sulla salute, causando diete limitate prive di nutrienti essenziali. Sebbene tutte le fobie alimentari possano avere effetti simili, le cause e i sintomi possono essere molto diversi.

A volte scambiata per un disturbo alimentare, la cibo fobia è in realtà la paura del cibo. Quelli con disturbi alimentari generalmente tracciano un legame tra l’alimentazione e l’immagine del corpo, mentre le persone con cibo fobia temono il cibo stesso.

La cibo fobia tipicamente rientra in schemi. Alcune persone hanno paura di cibi altamente deperibili come la maionese. Altri si preoccupano della carne scadente o degli articoli che si stanno avvicinando alla data di scadenza. Alcune persone con cibo fobia hanno paura di cucinare, mentre alcune si rifiutano di mangiare cibo cucinato da altri.

Le fobie alimentari più comuni

La fobia può essere relativa non soltanto all’oggetto fobico in sé, ma anche al suo colore o alla sua consistenza. Una delle fobie più note è probabilmente la fagofobia (dal greco paura di mangiare): il soggetto non riesce né a deglutire né a ingerire cibi solidi; nei casi più lievi l’individuo che soffre di questa patologia finisce per nutrirsi solo di alimenti morbidi e liquidi, ma nelle situazioni più gravi e invalidanti può provocare pericolose carenze nutrizionali e dunque danni alla salute.

Neofobia

Particolarmente comune nei bambini, la neofobia alimentare si trasforma occasionalmente in una paura permanente di provare nuovi cibi. Molti malati hanno problemi solo con alcune categorie di alimenti, come il sushi o le carni di organi come il fegato, o cibi con una consistenza particolare. Altri hanno paura di provare qualsiasi nuovo cibo.

La neofobia alimentare è correlata alla neofobia, o alla paura di cose nuove, così come alla paura dell’ignoto. Uno studio ha scoperto che la neofobia può portare a diete sbagliate e aumentare il rischio di una persona di sviluppare malattie croniche come le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2.

L’essere umano è organizzato per avere paura, una paura finalizzata alla sua protezione e dunque sopravvivenza: nel momento in cui la gestione di questa paura compromette la possibilità di fare esperienze nuove, è indispensabile lavorarci. Per uscirne sarebbe interessante andare a capire cosa c’è dentro questa fobia: il cibo può essere un oggetto selezionato dove viene proiettato sopra qualcosa di molto più grande, qualcosa che la persona non riesce a esplorare in modo diverso.

ARFID: il disturbo alimentare selettivo

ARFID, l’acronimo inglese con cui si identifica il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo. L’ARFID è stata riconosciuta dalla comunità scientifica solo di recente: il suo nome, infatti, è stato coniato nel 2013 e da allora è sotto osservazione.

È un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da una persistente incapacità di soddisfare adeguati bisogni nutrizionali e/o energetici che portano a conseguenze clinicamente significative. Queste conseguenze possono includere:

  1. Significativa perdita di peso o incapacità di raggiungere l’aumento di peso atteso (crescita ponderale normale dello sviluppo)
  2. Carenza nutrizionale significativa
  3. Dipendenza dall’alimentazione enterale o supplementi nutrizionali orali per mantenere il peso o lo stato nutrizionale
  4. Marcata interferenza con il funzionamento psicosociale

Beveroni e cibo fobie

Dietro alle nutrition fake ovvero i falsi programmi di dimagrimento che bombardano i social network si nasconde il più delle volte un business fatto di integratori, pillole e pasti sostitutivi privi di alcuna validità. Profili di giovani ragazze senza evidenti titoli di studio promuovono, attraverso immagini di dimagrimento miracolosi e testimonianze non verificabili, integratori o beveroni di vario genere e ricette “detox” poco equilibrate. Con l’aiuto di un’autorità di vigilanza che certifichi i programmi riconosciuti dalla comunità scientifica e blocchi i profili a rischio, i danni per la salute potrebbero venire sicuramente limitati”.

Dopo tante richieste dalle amiche e coachee, non potevo sottrarmi da dire cosa penso dei prodotti Juice Plus. Per chi non li conoscesse sono integratori di vitamine e antiossidanti che vengono commercializzati attraverso un sistema particolare di vendita diretta chiamato Network Marketing, ossia un sistema di distribuzione da consumatore a consumatore. L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto. Il metodo di vendita può piacere o meno (l’evoluzione del porta a porta), ma non va ad inficiare sul prodotto venduto che può comunque essere un buon prodotto (…ma ora vedremo).

Juice plus è una azienda che offre sia sostitutivi pasti a base proteica che multivitaminici. Ricordo che un integratore alimentare è un prodotto che vuole integrare la dieta fornendo nutrienti di cui si può essere carenti o che è impossibile assumere dall’alimentazione in quantità sufficienti. L’azienda propone un dimagrimento con la seguente strategia: ridurre le calorie sostituendo i pasti con frullati o barrette, aumentare l’assunzione di frutta e verdura ed integrare l’alimentazione con le compresse a base di succo di frutta.

In queste compresse a base di succo di frutta in realtà gli studi dimostrano che ci sono SOLO 4 tipi di vitamine: Vitamina A che copre il 97% del fabbisogno giornaliero, vitamina C al 215%, vitamina E al 72% e Folato al 79% del fabbisogno giornaliero. Direi poche vitamine rispetto a quello che il marketing ti vuole far credere!

Il problema principale di questi prodotti è che, essendo considerati integratori alimentari, non sono tenuti a soddisfare specifici requisiti (come avviene invece per i farmaci). Quindi, anche se la maggior parte di essi, può essere considerata sicura nella composizione, vanno comunque valutati possibili effetti secondari.

Le uniche tre figure che per legge possono prescrivere diete sono medici, biologi e dietisti.

Nessun venditore Juice Plus chiederà l’anamnesi patologica prima di vendere un loro prodotto!

Nessun venditore Juice Plus vi chiederà la vostra composizione corporea per tarare al meglio la dieta e dare un giusto apporto proteico con i sostitutivi pasto a base proteica.

Nessun venditore Juice Plus indagherà se avete effettivamente carenze vitaminiche e di minerali, visto che in teoria andrebbero utilizzati gli integratori in caso di carenze specifiche. Ricordatevi che alcune vitamine, quando presenti in eccesso, vengono escrete tramite le urine. In questo caso assumere integratori inutilmente vi porterà a produrre urine molto concentrate ed affaticare i vostri reni inutilmente.

Una parola anche ai venditori: un conto è il commercio di un prodotto e un conto è dare consigli alimentari per vendere il prodotto. Il filo è sottile, ma in quest’ultimo caso si parla di abuso di professione. Il comma 1 dell’articolo 12 sostituisce l’articolo 348 del Codice penale, e aumenta le sanzioni per gli abusivi dall’attuale “milione di lire” prevedendo la reclusione fino a 3 anni e la multa da 10 mila a 50 mila euro. La pena però aumenta con reclusione fino a 5 anni e multa fino a 75 mila euro per il professionista prestanome, che rischia anche l’interdizione da 1 a 3 anni dall’attività.

Il consiglio che posso dare è che se dovete dimagrire di rivolgervi alla professionalità degli specialisti in nutrizione che sapranno ritagliarvi una dieta sulle vostre necessità come un abito sartoriale, ma soprattutto per chi soffre di un DCA approcciarsi ai pasti sostitutivi è come entrare nella ruota del criceto e per uscirne ci vuole davvero tanta fatica.

I.P.E. (Intuitive Potential Eating)

All’interno del percorso Saziare la Bulimia PRO LIFE (clicca per scoprire il percorso), tratto in modo approfondito il tema dell’alimentazione potenziante ed intuitiva. Riprendiamo contatto con i nostri sensi, impariamo a scegliere, cucinare e mangiare in maniera consapevole. Selezioniamo gli ingredienti con attenzione e trattiamoli nella maniera più consona; gustiamo il cibo in maniera lenta, riducendo al minimo le distrazioni esterne e creando un ambiente rilassante e confortevole, ascoltiamo i segnali del nostro corpo, che ci dice quando è affamato e quando è sazio, e lasciamo che la pietanza che stiamo assaporando ci conquisti con i suoi colori, consistenze, profumi e sapori.

Il modulo mira proprio a rendere le persone consapevoli di varie assi quali quello cognitivo, quindi l’asse del pensiero, essere consapevoli del panorama delle sensazioni, ma anche del panorama delle emozioni. Una persona che vive una situazione di fobia, cioè di una paura incontrollata, è molto importante che possa, invece, fare campo base nel momento presente e, attraverso una rieducazione nel momento presente.

Le cibo fobie più comuni

Apparentemente più bizzarre, ma non per questo meno serie o significative per la dieta e la socialità di chi ne è affetto, sono le altre paure legate al cibo, come ad esempio:

  • la bananafobia: è così, anche delle innocue banane possono essere la fonte di panico e ansia per chi soffre di questa particolare fobia alimentare;
  • la turofobia: ovvero la repulsione per i formaggi, per il loro colore, sapore e soprattutto odore;
  • la lycopersicoa fobia prende il nome dal Solanum Lycopersicum, noto ai più come pomodoro. La buccia, la presenza dei semini e soprattutto la consistenza mucosa di uno degli ortaggi più comuni possono essere infatti la causa di attacchi di ansia e panico per chi soffre di questo disturbo;
  • la lachanofobia: interessa invece il mondo vegetale in generale, e si traduce nell’impossibilità di osservare o avvicinare una verdura o un frutto;
  • la carnofobia e l’ichthyophobia riguardano invece il timore nei confronti, rispettivamente, della carne e del pesce;
  • l’oenofobia e la metifobia costringono gli individui che le provano a stare alla larga rispettivamente da vino e dalle bevande alcoliche in genere;
  • l’alliumfobia: vade retro-aglio!
  • l’arachibuytrofobia prende di mira il burro di arachidi, non in quanto tale, ma perché si teme che possa attaccarsi al palato senza più rimedio;
  • la koutaliaphobia: non di cibo, ma di cucchiai ha paura chi soffre di questa fobia, che è scatenata dalla presenza di questo tipo di posate sulla tavola.

La cibo fobia è dunque una realtà che, per quanto poco nota ai più, può condizionare seriamente la vita e le abitudini di chi ne è colpito, soprattutto se isolato e non opportunamente seguito.

E voi, eravate a conoscenza dell’esistenza di queste fobie alimentari?

Come sarebbe la tua vita senza l’ossessione del cibo? Scrivimi e fissa la tua chiamata gratuita sarò lieta di ascoltare la tua storia, ed insieme costruire un percorso cucito addosso per te, per liberarti definitivamente dall’ossessione del cibo.

A presto

Immacolata

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