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L’abbuffata: caratteristiche, motivazioni, conseguenze

Qualche giorno fa, sul mio profilo Facebook, mi è stata posta una domanda molto interessante da una delle, purtroppo tantissime, ragazze che, ad oggi, si trova a lottare ogni giorno contro se stessa per ritrovare la propria serenità con il cibo e nella vita. La domanda era “Come si fa a non abbuffarsi”?
La risposta non è facile e non c’è neanche un manuale d’impiego, ironicamente parlando.

Il cibo per te è diventata un’ ossessione, vero?

È diventato ciò che vorresti non toccare mai più nella tua vita, ma al tempo stesso è tutto quello di cui ti riempi fino a star male?
Da quando nasciamo cominciamo ad attribuire, in modo del tutto naturale, a determinate persone, situazioni, circostanze, luoghi, voci, anche cibi (se vogliamo) la sicurezza da cui trarre il nostro benessere.

IL CIBO NON È EMOZIONE.
IL CIBO È SOLAMENTE PURA ENERGIA.

Prima di dirvi come ho risposto a questo messaggio vorrei spiegarvi quali elementi devono persistere per definire correttamente, quelli che tanti chiamano un’ “abbuffata”,  il pranzo della domenica protratto fino a sera. Comincia col pensiero del cibo che mi nego quando sono a dieta. In poco tempo diventa un impellente desiderio di mangiare. All’inizio mangiare è un sollievo e un conforto… Ma poi non riesco a fermarmi, e mi abbuffo. Continuo in modo frenetico, fino a essere completamente piena. Alla fine mi ritrovo con un gran senso di colpa e arrabbiata con me stessa.

Ci devono essere i seguenti elementi

Mangiare molto più rapidamente del normale;
· Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
· Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
· Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
· Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.
· Le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio.
· Le abbuffate compulsive avvengono, in media, almeno due giorni la settimana per almeno sei mesi.

Cos’è un’abbuffata: caratteristiche

Durante le abbuffate, si mangiano i cibi ”cattivi“, cioè quelli eliminati dall alimentazione.
Durante l’abbuffata si assume tutto velocemente, spesso il cibo non è neppure masticato ed è accompagnato da grandi quantitativi di liquidi per favorire sia l’inghiottire sia il vomito.

Durante l’abbuffata c’é una totale perdita di controllo sul proprio comportamento, in casi estremi si può arrivare a rubare il cibo nei supermercati, agli amici, o anche a raccogliere gli alimenti scartati nella spazzatura, non commestibili o congelati.
Un’altra caratteristica dell’ abbuffata è la segretezza, alcune persone ci riescono per anni. Una tecnica molto utilizzata è quella di mangiare in modo abbastanza normale quando ci sono gli altri per poi abbuffarsi di nascosto.

La perdita di controllo è la caratteristica fondamentale delle abbuffate. Alcune persone la sentono prima di incominciare, come un evoluzione naturale, per altre arriva all’ improvviso. Nel tempo la perdita di controllo fa talmente parte del normale che le abbuffate vengono programmate.

Perché scatta un’abbuffata?

Fermo restando che nel meccanismo delle abbuffate c’è sempre una componente psicologica più o meno predominante, non posso qui entrare nel dettaglio di questa componente.

Voglio invece partire da un punto fermo: nell’abbuffata non esistono mai sfumature di grigio; esiste sempre il tutto (e tanto) o il niente. L’abbuffata è proprio il culmine (negativo) di un comportamento alimentare in cui estremizziamo questo atteggiamento.

Se ci piace un alimento (per esempio il cioccolato) nella nostra testa pensiamo che sia meglio privarsene. O ce ne priviamo totalmente, o ci strafoghiamo: sappiamo benissimo che da un punto di vista calorico-metabolico non è un cioccolatino che compromette l’andamento di una dieta dimagrante, eppure il potere psicologico di questo alimento (o di altri a noi molto graditi) è tale che se solo ne assaggiamo un po’, nella nostra testa dipingiamo scenari apocalittici, ci colpevolizziamo, pensiamo di aver mandato tutto all’aria; contemporaneamente alla nostra autofustigazione, addentiamo un altro cioccolatino e poi un altro ancora.

Scateniamo l’abbuffata, in un misto di emozioni: l’ebbrezza di gusti proibiti, la perdita di controllo e la forse inconscia punizione che ci affliggiamo per essere stati deboli, quasi pensando che l’abbuffata sia il giusto prezzo da pagare per quella che era un’innocente tentazione, che se fosse rimasta tale non avrebbe avuto conseguenze né fisiche né psicologiche.

Conseguenze di un’abbuffata

Ho cercato di riassumerli in una lista e sono all’incirca 8:
– sonnolenza
– respiro corto
– nausea
– pancia gonfia
– sensazione di freddo
– dolori cardiaci
– pesantezza temporanea
– pesantezza costante

Piccoli passi…

Ci sono dei cibi che si considerano pericolosi o tentatori il io consiglio è di organizzare un’uscita con amici o parenti per mangiare con loro la pizza (o qualsiasi altro alimento pericoloso): assoceremo al momento goloso la situazione conviviale, e la presenza di altre persone farà da freno ad una nostra eventuale compulsione successiva.

Programmiamo “bonus” a frequenza giornaliera, settimanale o bisettimanale.

Quando si è affetti da un disturbo alimentare è controproducente intraprendere una dieta dimagrante prima di averlo completamente risolto; se il nostro problema di abbuffate soggettive è di piccola entità, il mio suggerimento è quello di iniziare concedendoci un ‘bonus’ .
La frequenza e la consistenza sono da valutare individualmente: c’è chi si sente più tranquillo con 20 grammi di cioccolato al giorno, e chi invece preferisce avere una cena completamente libera a settimana.

Qualsiasi pasto stiate facendo e qualsiasi sia il vostro stato d’animo, mangiate piano e masticate a lungo; concentratevi sul cibo. Lasciate il cellulare e il pc in un’altra stanza, spegnete il televisore e cercate di mangiare in un’atmosfera serena.
e… per finire: siate gentili con voi stessi e non abbiate fretta. Correggere un brutto rapporto con il cibo è un percorso che presenta qualche passo a gambero: tre avanti, uno indietro.
Siamo realistici: non è possibile interrompere di punto in bianco un ciclo di abbuffate che dura da anni, delle cadute ci saranno sempre! Pensate sempre agli effetti sul vostro fisico. 

Ti andrebbe di raccontare la tua esperienza? Anche in anonimato, potrebbe essere d aiuto a far prendere consapevolezza a chi ancora non ce l’ha.

Un abbraccio

 

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