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Social media e disturbi alimentari

È con una frase di Eleanor Roosevelt che voglio iniziare oggi…

Non sono riuscita, a nessun età, ad accontentarmi di rimanere accanto al fuoco e semplicemente guardare quello che accadeva intorno. La vita va vissuta. La curiosità deve alimentare la vita. Nessuno deve, per qualsiasi motivo, girare le spalle all’esistenza“. (Eleanor Roosevelt)

Tre milioni di persone in Italia soffrono di disturbi alimentari. Il 95 per cento sono donne e la fascia più colpita è quella dell’adolescenza. Nel mondo sono 70 milioni, un numero spaventoso e in crescita. Nella loro testa una voce ripete che il cibo è sporco, contamina, se mangi ti devi vergognare, devi vomitare e poi punirti.

E i social?

Sui social basta scrivere #anoressia #bulimia #thinspo per ritrovarsi davanti ad innumerevoli post, fotografie con tanto di commenti e consigli. Il paradosso sapete qual è?

I follower, milioni e milioni. Personaggi famosi che hanno fatto della malattia un lavoro, un modo per aumentare i like. Possibile che dipendiamo da un like?

E la moda?

La polemica sul peso nel mondo della moda è purtroppo storia vecchia. Però, a differenza di qualche anno fa dove il luogo comune era la modella magrissima, ora qualcosa sta cambiando. La strada è ancora lunga, ma qualche casa – H&M Plus, Violeta by Mango, Fiorella Rubino, OVS Curvy, Elena Mirò – ha iniziato il percorso. Le aziende di moda, dalle più piccole alle più importanti, in passato richiedevano stereotipi assurdi ma non era certo colpa delle indossatrici! Le maison richiedevano donne al limite dell’anoressia (a volte limite superato) per far sfilare i modelli in passerella, fino a quando 8 modelle  hanno confessato: si erano sentite dire di essere troppo grasse e lo hanno detto apertamente.

Heidi Klum, Gigi Hadid, Kylie Bisutti, Ali Michael, Cara Delevingne, Coco Rocha, Rosie Huntington-Whiteley, Erin Heatherton.

È importante e non è falsa modestia. Serve a sensibilizzare il pubblico, soprattutto le ragazzine. Bellezza e magrezza non sono sinonimi, spesso lo dimentichiamo.

E il mondo dello spettacolo?

Pensate che la bulimia scelga chi colpire? Assolutamente no, come altre malattie nessuno è esente; neanche i vip. Solo per citare alcuni nomi famosi: Federica Pellegrini, Demi Lovato, Simona Izzo, Ambra Angiolini, Lady D., Britney Spears.

Tutte queste donne hanno avuto il coraggio di ammettere di avere problemi con il cibo, per alcune c’era anche depressione ed attacchi di panico (cosa di cui ho sofferto anch’io).

E la politica?

Anche se non se ne sente parlare in maniera assidua c’è una donna che combatte attivamente da 10 anni e il suo progetto di legge è in discussione al Senato. Sto parlando di Maria Rizzotti, che ha recentemente dichiarato in un’intervista:

“Siti web e blog, ma sempre più spesso anche chat whatsApp e gruppi sui social media: circolano online le informazioni che inneggiano ad anoressia e bulimia, un problema sempre più diffuso che nel 2016 ha portato a oltre 3.000 decessi tra i giovani.
Online si trovano oltre 300.000 siti ‘pro Ana’ e ‘pro Mia’, che danno consigli pratici su come perdere peso ricorrendo a pratiche di restrizione alimentare prolungata e ossessiva. Si tratta, “di veri e propri manuali di istruzione per eliminare l’appetito o procurarsi il vomito. Ma anche strategie per ingannare i familiari, evitare di attirare l’attenzione sulla propria magrezza, o fingere intolleranze per motivare il rifiuto del cibo. Elemento qualificante, è “l’introduzione del reato di istigazione a pratiche che provocano anoressia e bulimia“, così da mettere a tacere blog e siti che fanno propaganda online ai disturbi alimentari. Riconoscerlo come reato è come ‘imbavagliare’ chi cerca proseliti attraverso la rete”. Prevenzione e formazione sono gli altri punti cardine del testo. Avere medici di base, pediatri e insegnanti qualificati per riconoscere e affrontare i disturbi alimentari è fondamentale, tanto quanto l’informazione di genitori e giovani. A ricordarlo sono state le associazioni dei pazienti che “hanno avuto un ruolo di primo piano nella stesura del testo”.

Il lato positivo dei social

Chi è affetto da disturbi alimentari potrebbe trovare attraverso i social  un modo di riempire il vuoto, una sorta di vicinanza virtuale, che porta queste persone a chiedere e soprattutto a trovare aiuto in gruppi di “autoaiuto” che offrono supporto attraverso commenti positivi, raccontando la propria esperienza, cosi come faccio io mettendo in piazza la mia vita e il mio percorso di guarigione.

Condividere le nostre esperienze e utilizzare i social network o la rete come strumenti per divulgare la possibilità di guarigione, è una forma di sensibilizzazione e prevenzione al passo dei tempi, fatta tutta dai giovani per i giovani, che si auto-genera e auto-mantiene. Questo fenomeno si può sfruttare inserendosi nella realtà virtuale, creando pagine Facebook e profili Instagram di associazioni e realizzando campagne di sensibilizzazione che raggiungano e coinvolgano i giovani.

Per finire vorrei aggiungere  che concordo pienamente con le associazioni che lavorano nell’ambito della salute mentale dei giovani o adolescenti,  che scrivono: ” L’obbiettivo deve essere anche quello di fare prevenzione non solo andando nelle scuole o nei centri di aggregazione, ma utilizzando anche gli strumenti che loro adoperano, adeguando il linguaggio al loro.  

E tu che uso fai dei social?

Mi piacerebbe avere la tua idea a riguardo aspetto i tuoi commenti e per qualsiasi domanda scrivimi ricorda

“NON SEI SOLA/O”

 

 

 

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