Intervista a Ellen

Chi sei? Presentati

 Sono Ellen Di Costanzo, una posturologa e Personal trainer, insegnante di pilates e sto per diventare operatrice socio sanitaria, ho 38 anni quasi e vivo a Roma anche se sono nata a Napoli. Sono una persona molto attiva, adoro i miei cani e corro, mi piace scrivere.

A che età hai iniziato ad avere i primi disturbi alimentari?

Già dall’infanzia direi, dopo i sei anni ho iniziato a ingrassare sempre di più, il cibo era l’unico modo della mia famiglia di darmi affetto, e l’ho usato subito per colmare i vuoti derivanti da altre sfere, tipo il semplice affetto, un abbraccio, l’esserci.

Che sensazione ti dava e ti da il cibo?

Il cibo era una carezza, il riempitivo che per una bambina timida e chiusa rappresenta tutto ciò che non riesce ad esprimere, il senso della pienezza a fronte di una vita vuota, l’arma per affrontare ogni emozione invece di viverla.

L’ascesa verso il disturbo è stata rapida?

Si rapidissima, il disturbo ti rapisce, ti da tempo e ti conforta, il disturbo in poco tempo si prende tutto di te, non si ferma mai, vuole sempre di più e lo assecondi, perché nel frattempo ti sei costruita la tua bolla di vita che vita non è.

Come ti è scattato questo meccanismo?

Forse nel mio caso il perdere tantissimo peso ha influito molto, ero in totale carestia e il cibo mi ossessionava, ho cercato dentro di me un modo per dare sfogo alla mia fame senza nutrirmi, il compenso ti toglie tutto, anche la capacità di sentire, e per me era fondamentale non sentire nulla, ero fragile come una foglia secca, era facile finire in mille pezzi al primo soffio di vento.

ELLEN

Che tipo di rapporto hai con la tua famiglia?

La mia famiglia è dove è nato il disturbo, c’erano molte assenze e problemi che si ripercuotevano sulla serenità della famiglia, ero una bambina che non poteva concedersi il lusso di dare problemi, ce ne erano già troppi. Il rapporto con loro si era deteriorato anche con il mio trasferimento a Roma, grazie al percorso ho iniziato a capire che dovevo risolvermi nei loro confronti, non ho risolto ma ad oggi guardo con occhi diversi, occhi pensanti, occhi che vogliono viverli per ciò che sono, semplicemente umani.

L’anoressia si lega spesso alla bulimia, che esperienza hai a riguardo?

Sono le due facce della stessa medaglia.

Anche io da bulimica all’inizio ho cercato di diventare una brava anoressica ma poi ho fallito diventando una bravissima bulimica.

In questi anni ho avuto dei momenti di alternanza, quando soffrivo digiunavo, quando ero arrabbiata vomitavo.

I dca sono anelli di una stessa catena, nel mio caso sono passata dall’uno all’altro senza nemmeno realizzarlo.

Nel percorso ho capito tanti meccanismi e incastri che mi hanno aiutato a capirli e soprattutto a capirmi.

Abbiamo parlato del modo in cui le persone che soffrono di anoressia piuttosto che di binge-eating si guardano a vicenda: cosa puoi dirmi a riguardo?

Molte volte le bulimiche guardano con invidia le anoressiche, poiché vedono in loro ciò che vorrebbero essere, le anoressiche hanno paura della bulimia. Reprimono la loro fame, e in quel senso disprezzano le bulimiche che invece muoiono di vergogna perché non riescono a controllarsi, insomma è tutto un grande circolo vizioso che si interseca.

In che modo hai cercato di guarire? Che tipo di cure hai ricevuto e come stai affrontando la vita ora?

Ho cercato per tanti anni di curare i sintomi, ma ovviamente focalizzavo la mia attenzione sul cibo, cosa che non mi ha mai portato da nessuna parte, con il percorso ho imparato a focalizzare la mia attenzione su altro, partendo da presupposti nuovi che mai avevo valutato.

Il percorso in questo senso è stato illuminante, poiché mi ha dato la possibilità di capire che il cibo nei dca è l’ultima cosa, aprendo in me spiragli di luce che pian piano prendono sempre più spazio, grazie agli strumenti che ho imparato ad usare.

Se dovessi dare un consiglio a qualche persona malata di disturbi alimentari, quale daresti?

Di essere onesti con se stessi, di spostare l’attenzione dal cibo al se, solo in questo modo si può davvero iniziare un viaggio dentro se stessi.

Consiglio soprattutto di non pensare che se ne può uscire da soli, i dca sono delle malattie e come tali vanno approcciate con serietà e impegno, senza pensare che mettersi a dieta sia la soluzione, la soluzione non c’è, c’è invece un lavoro costante fatto ogni giorno e grazie al percorso ho capito che agire è fondamentale, quindi il mio consiglio è agire, scegliendo chi può affiancarvi nel migliore dei modi.

Quanto di quello che abbiamo sempre creduto riguardo i disturbi alimentari è vero? Quanto falso?

La maggior parte delle volte ciò che pensiamo è totalmente errato, si da colpa al cibo e soprattutto a se stessi, la vergogna e il senso di colpa sono i protagonisti, si pensa di essere la malattia e ci si indentifica con essa.

Le persone esterne inoltre non capiscono realmente le radici profonde di questo mostro e pensano sia frutto di ingordigia o capricci molte volte.

Il percorso in questo è stato fondamentale, perché mi ha fatto capire che non era colpa mia e che non ero sola soprattutto.

Ho conosciuto mamme e donne che mi hanno fatto capire che i dca sono dei mostri che possono essere guardati e domati, togliendomi dalla testa la voglia di trovare una bacchetta magica.

Ti capita mai di ricevere mail, contatti da altre ragazze che soffrono di disturbi alimentari? Come ti comporti in questi casi?

Sono iscritta a molti gruppi che si occupano di dca, fa paura vedere la quantità di iscritti che ci sono, la loro età che ingloba generazioni, donne ma anche uomini, ragazze giovani e persone mature, in questi gruppi molte volte ci ho trovato vittimismo e voglia di accondiscendenza rispetto al disturbo, a volte mi è stato chiesto come avessi fatto a “imparare a vomitare”… oppure come avessi fatto a “smettere di vomitare”, queste domande mi hanno fatto rendere conto di quanto i social possano essere pericolosi e fuorvianti per chi soffre di dca.

In questo senso nel gruppo “Saziare la bulimia” ho ritrovato invece un senso positivo, il senso del fare per togliere spazio alla malattia, non si parla di cibo ma di vita, richiamando i fondamenti del percorso che poi ho scelto di fare “saziare la bulimia Life pro e light”.

Guarire è veramente possibile?

Penso di base che si inizi a guarire quando smetti di voler guarire, quando apri gli occhi e diventi onesta con te stessa.

Dai dca non si deve guarire ma si devono mettere da parte per far spazio alla vita.

I dca sono la modalità che abbiamo scelto quando lo stare al mondo diventava troppo difficile, ed è lì il senso, imparare a stare al mondo per mettere da parte il disturbo che ti impediva di farlo.

Dai dca non si guarisce.. si “esce” chiudendo la porta della paura per aprire quella della vita.

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