Intervista a Giorgia

Chi sei? Presentati

Sono Giorgia, ho 50 anni tra pochi giorni. Sono nata e cresciuta a Venezia dove sono rimasta fino a 33 anni. Li mi sono sposata e ho avuto i miei 2 figli Sara e Tommaso e mi sono separata quando loro erano davvero piccoli (2 e 4 anni e mezzo). Poiché credo nell’amore e nella famiglia, mi sono trasferita a Garda (VR) dove tutt’ora vivo, con quello che è poi diventato il mio secondo marito ed è nato Matteo, ma dovevo forse ancora imparare qualcosa e dopo un po’ mi sono accorta che tra noi era finita, ma ero “prigioniera delle mie scelte” e mi ci è voluto un bel po’ per uscirne….

Da anni lavoro su me stessa e ho frequentato tutti i corsi del Dottor Ongaro che conosco personalmente e che stimo come professionista e ho partecipato anche alla Certificazione nel suo Metodo (MOCP) nel 2019, assieme a Imma. Ho partecipato a tutti i Soul Warriors (gli eventi live di Filippo) e nel 2019 ho avuto la fortuna di partecipare come Staff ed è stata un’esperienza illuminante. Nel 2020 ho partecipato al suo progetto e ho collaborato con lui come coach di supporto per alcuni mesi e ora sto frequentando il suo ultimo corso.

Ho frequentato corsi di Claudio Belotti, seminari del Prof. Nardone, di Igor Sibaldi, Dan Millman (autore de “la via del guerriero di pace”), corsi della dott.ssa Ombretta Cecchini.

Durante il mio percorso psicoterapico ho scoperto la terapia cognitivo comportamentale e ho approfondito i temi legati ai DCA.

Attualmente lavoro in uno studio commercialista dal 2018, grande conquista dopo 14 anni in cui ho fatto esclusivamente la mamma.

A che età hai iniziato ad avere i primi disturbi alimentari?

Da che ricordo io ho sempre avuto un rapporto problematico col cibo… la prima volta che mia mamma mi ha portata da un medico (che mi ha fatto delle iniezioni) avevo 10 anni. Mi ricordo che quando potevo ricercavo i cibi dolci, nascondendo le carte e cercavo di eludere la vigilanza di mia mamma. Mi sono sentita dire che ero pigra, svogliata, senza forza di volontà perché non riuscivo a trattenermi. Per anni non ho identificato il problema e mi sono sentita inadeguata e colpevole: ora so cosa sono, una mangiatrice compulsiva (binge-eater). In realtà oggi posso definirmi una ex mangiatrice compulsiva, anche se il viaggio non finisce mai.

Che sensazione ti dà il cibo?

Il cibo mi piace, sono una “buona forchetta” e mangio da sempre di tutto, ma non è solo questo. Il cibo è consolazione, sedativo, coccola, abbraccio… questo è ciò che ho sempre trovato. Ora ho cambiato prospettiva e interpretazione e ciò che mi serve lo cerco nel posto giusto. Spesso mi sono resa conto che il cibo era la risposta a tutto: avevo sete e mangiavo, avevo sonno e mangiavo, ero triste e mangiavo, ero felice e mangiavo… mi sono resa conto che a volte per chi è come me, è difficile identificare le sensazioni, le emozioni e i bisogni e spesso la risposta che placa è CIBO. Ho lavorato molto per ascoltarmi e capirmi e ora è più semplice rispondere in modo corretto alle mie esigenze.

L’ascesa verso il disturbo è stata rapida?

Non posso dire che sia stata rapida, ma inesorabile. Si è trattato di un progressivo avvitamento su me stessa e questo ha condizionato moltissimo le scelte della mia vita. Credo che chiunque sia vittima di una dipendenza non sia libero di scegliere…

Ci sono dei cibi particolari che catturano la tua attenzione?

Come dicevo prima i miei preferiti sono i dolci, ma non è sempre e solo questo. Ho osservato che quando sono emotivamente più fragile ricerco i cibi dolci, mentre quando sono angosciata spesso ricerco cibi grassi e salati.

In quale momento del giorno si scatenano gli attacchi?

Più facilmente la sera, ma anche qui non è detto. Essendo il cibo “la soluzione”, se mi arrabbiavo, se le cose non andavano come volevo, se i miei schemi venivano cambiati, scattava l’attacco….

Come ti è scattato questo meccanismo?

Se intendi come ho iniziato a usare il cibo per compensazione, ci ho pensato moltissimo. Durante questi anni di percorso (per me è iniziato nel 2007) ho analizzato spesso alla ricerca di cosa poteva essere stato. Ciò che ho identificato è che mi sono sempre sentita brutta, inadeguata e non meritevole di cose belle e il cibo mi serviva per consolarmi e col tempo a creare la corazza (di grasso) che mi serviva per proteggermi dal mondo.

Che tipo di rapporto hai con la tua famiglia?

Io appartengo alla classica famiglia felice, un ideale quasi irraggiungibile. I miei genitori ancora scherzano e litigano e fanno pace, ridono e dormono appiccicati dopo credo 57 anni che si conoscono! Ho una sorella più piccola e anche lei con ansia e cibo ci fa un po’ a pugni… Tutto questo ha sempre contribuito a farmi sentire ingrata, sbagliata e inadatta. Ho perfino pensato di essere stata adottata!!! Diciamo che di sicuro la mia famiglia non ha mai capito/accettato/affrontato questo problema per quello che era, ma erano anche altri tempi. Per molto tempo ero arrabbiata con loro che non capivano, che giudicavano il mio modo di essere “senza volontà” senza soffermarsi a chiedersi mai PERCHE’…. Ora non è più importante. Ora io ho parto da ciò che ho e da ciò che sono e vado avanti e devo dire che ora il mio rapporto con loro è molto migliorato e mi stanno molto più vicini. Chissà, forse tutti ci siamo liberati di un bel fardello!

La bulimia si lega spesso all’anoressia, che esperienza hai a riguardo?

Vero, ho avuto anche io periodi in cui ho avuto bisogno di un controllo malsano su cibo e allenamento, periodi in cui mi “dimenticavo” di mangiare e mi facevo 2 o più corsi in palestra o camminavo per 25 km al giorno per giorni e giorni, ma non era mai per il peso in sé, ammesso che lo sia qualche volta… diciamo che più avevo casino dentro di me e più avevo bisogno di ordine e controllo fuori…. Quello che non ho mai approcciato, ma ho sfiorato un paio di volte è il vomito, ma per il resto credo di essermi fatta mancare poche cose. Del resto chi ha una dipendenza come dicevo spesso non ne ha una sola…

Abbiamo parlato del modo in cui le persone che soffrono di anoressia piuttosto che di bing-eating si guardano a vicenda: cosa puoi dirmi a riguardo?

Onestamente io non ho mai invidiato le persone molto magre, forse qualche volta ho invidiato la prestanza fisica di alcune compagne di palestra anche perché io venivo sempre sottovalutata per la strana equazione per cui se sei in sovrappeso sei inetta e non puoi essere in grado di allenarti anche a livelli intensi. Diciamo che io ho sofferto molto della sindrome de “l’abito fa il monaco”…

Posso dire però con certezza di aver visto lo sguardo schifato delle ragazze anoressiche che si trovano ospiti qui nella Clinica Villa Garda per curare i loro disturbi mentre mi recavo lì per esami o controlli. Una mia “amica” anoressica mi ha chiesto se fossi stata già “così” quando ho conosciuto il mio secondo marito e come ho fatto a farmi sposare…

Per mia fortuna io so che nessuno di noi è i chili che pesa!

In che modo hai cercato di guarire? Che tipo di cure hai ricevuto e come stai affrontando la vita ora?

Come dicevo ho lavorato molto con corsi e percorsi, libri e palestra dove il mio coach preferito Giuliano mi ha sopportato per 9 anni e supportato in ogni mia caduta e risalita, ma a novembre del 2019 ho avuto necessità di rivolgermi a dei professionisti perché la cosa era diventata ingestibile e si era trasformata in altro, come attacchi di panico e depressione. La punta massima l’ho avuta a marzo del 2020, quando è scoppiato il covid e io ho dovuto trascorrere 3 mesi in una stanza 3×2 nella stessa casa del mio ex marito da cui sono separata non legalmente da anni e lontana da chi amo.

Da lì ho avuto un aiuto medico e psicologico e attraverso la terapia cognitivo comportamentale mi ha portata a ciò che sono ora: sono indipendente economicamente, sto bene e ho la mia casetta che condivido coi miei 2 ragazzi!

Se dovessi dare un consiglio a qualche persona malata di disturbi alimentari, quale daresti?

Come prima cosa di ascoltarsi e di ricordare che non si è quasi mai soli per davvero. Per me è stato importantissimo la condivisione e la vicinanza di persone che capissero… Ci sono strutture, professionisti, coach, gruppi e a seconda di come uno si sente il mio consiglio è di scegliere con chi, ma di PARLARE, di non tenere tutto dentro di sé. I DCA sono gestibili e ci si può lavorare e convivere. Per me la chiave è stata ACCETTARMI e CONDIVIDERE… ecco perché ora sono qui.

Come sei arrivata al gruppo?

Al gruppo sono arrivata attraverso te Imma, che mi hai fortemente voluta coinvolgere e sei stata paziente e determinata e non hai ascoltato le mie resistenze e convinzioni limitanti e ti devo ringraziare pubblicamente perché con la maratona prima e con l’intervista poi, mi hai dato un bel calcio fuori dal mio guscio e ora vedo molto più chiaro.

Stimo il tuo lavoro e ti ammiro per la forza e il coraggio con cui ti sei messa in gioco e condivido al 100% il tuo progetto perché credo che in questo ambito ci sia ancora molto da fare a livello anche solo di divulgazione e supporto.

Chi è vittima dei DCA spesso non vede la soluzione che magari è lì a portata di mano. Nel gruppo ci sono persone meravigliose e la bellezza di questo gruppo è la diversità e unicità di ciascuna di noi che però siamo comunque legate da un filo rosso comune.

Che aspettative avevi? Sono state raggiunte?

Non avevo aspettative e mi chiedevo che contributo avrei potuto dare io. Ho trovato molto più di ciò che cercassi o che mi aspettassi e credo che sia solo l’inizio, se ti conosco un po’!

Se dovessi consigliare me, il mio lavoro, il percorso che abbiamo fatto e che stiamo facendo con quali parole lo diresti?

Credo che “a casa tua” ci sia il calore che serve ad un rifugio, la competenza di chi ci è già passato e ne è uscito, la forza che serve per farsi “le ossa” nella migliore palestra!

In sostanza un posto dove iniziare un viaggio meraviglioso!!!

 

Ciao e grazie per il prezioso tempo che mi hai dedicato!

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