Testimonianza di Giada

Testimonianza di Giada

  1. CHI SEI?

Mi chiamo Giada, ho 39 anni e sono mamma di due splendidi bambini di 9 e 7 anni. Studio con passione la crescita personale, in particolare nell’ambito delle relazioni, e sogno di diventare coach professionista. Mi piace tantissimo lo sport e imparare cose nuove e fare nuove esperienze.

  1. A CHE ETÁ HAI INIZIATO AD AVERE I PRIMI DISTURBI ALIMENTARI?

Ero molto giovane, tra i 13 e i 14 anni.

  1. CHE SENSAZIONE TI DÁ IL CIBO?

Mi fa sentire coccolata, rilassata e “piena”.

  1. L’ASCESA VERSO IL DISTURBO È STATA RAPIDA?

Abbastanza secondo la mia percezione. Ho iniziato naturalmente, con la maturità sessuale, a desiderare di essere più carina per piacere di più all’altro sesso e quindi a controllare maggiormente la mia alimentazione. Ma senza ansie, almeno da parte mia. I miei genitori hanno invece interpretato questo mio cambio comportamentale come un segnale di allarme e mi hanno portato, a sorpresa – letteralmente! – da una nutrizionista che mi ha prescritto una dieta per “ingrassare” anche se ero normopeso. Dal momento che mi sono rifiutata di seguirla la suddetta specialista mi ha etichettato come anoressica. Da lì tale è stato il mio comportamento, probabilmente per punire il tiro mancino dei miei genitori.

  1. CI SONO DEI PARTICOLARI CIBI CHE CATTURANO LA TUA ATTENZIONE?

Nelle situazioni di fame nervosa senza dubbio i cibi ad alta densità energetica siano essi carboidrati e/o grassi.

  1. IN QUALE MOMENTO DEL GIORNO SI SCATENANO GLI ATTACCHI?

Nel primo pomeriggio, specialmente se inizio ad accusare la stanchezza della mattinata piena di impegni e iniziata presto e non mi concedo di sedermi un attimo perché penso che “ho troppe cose da portare a termine”.

  1. COME TI È SCATTATO QUESTO MECCANISMO?

L’evento originario da cui secondo me tutto è scaturito è descritto nella risposta alla domanda 4.

  1. CHE TIPO DI RAPPORTO HAI CON LA TUA FAMIGLIA?

Non facile, un po’ conflittuale con entrambi i miei genitori. Penso di non averli ancora perdonati nel profondo. Ora la distanza lo rende solo un po’ più leggero.ù

  1. LA BULIMIA SI LEGA SPESSO ALL’ANORESSIA. CHE ESPERIENZA HAI A RIGUARDO?

Nella mia esperienza sono state facce della stessa medaglia. Per me l’insorgere dei DCA ha significato il rifiuto del cibo fino a una condizione di salute oggettivamente preoccupante; la “minaccia” di un ricovero forzato mi ha fatto superare la paura del cibo ma, non avendo ancora sviluppato un rapporto equilibrato, di alleanza, con esso, è stato inevitabile per me ricadere nella ricerca eccessiva di cibo.

  1. ABBIAMO PARLATO DEL MODO IN CUI LE PERSONE CHE SOFFRONO DI ANORESSIA PIUTTOSTO CHE DI BINGE-EATING SI GUARDANO A VICENDA. COSA PUOI DIRMI A RIGUARDO?

Nulla in particolare. Per me il mio “insano” rapporto con il cibo è stato per lungo tempo un fatto intimo e personale da cui cercavo di tenere fuori tutti, anche la mia famiglia. Sono pochi anni che ne parlo serenamente.

  1. IN CHE MODO HAI CERCATO DI GUARIRE? CHE TIPO DI CURE HAI RICEVUTO E COME STAI AFFRONTANDO LA VITA ORA?

Nel periodo in cui il disturbo era eclatante i miei genitori hanno deciso di farmi seguire da un team di psicologi che hanno fatto anche terapia familiare. I miei genitori hanno cambiato atteggiamento e approccio nei miei riguardi grazie a quegli incontri ma a me intimamente non sono sembrati, allora, così impattanti. Con la maturità ho imparato a gestire questo disturbo. Ora sento di averne sempre più controllo perché ho imparato, all’insorgere della fame emotiva, ad ascoltarmi, la accolgo, la guardo, mi chiedo che cosa esprime, di cosa ho bisogno e cerco di soddisfare quel bisogno in maniera più funzionale. A volte mi capita ancora di mangiare “troppo” per bisogni emotivi ma mai esagerare letteralmente e in genere il giorno dopo so tornare senza troppi traumi al mio normale regime alimentare.

  1. SE DOVESSI DARE UN CONSIGLIO A UNA PERSONA MALATA DI DISTURBI ALIMENTARI QUALE SAREBBE?

Sicuramente di non sentirsi sola e unica nel suo disturbo; ci sono tantissime persone ricettive e pronte a condividere ed abbracciare la persona insieme alla sua sofferenza. In secondo luogo cercare aiuto in una persona di cui ci si fida e che si stima al 1000 per cento e infine guardarsi dentro: la fame emotiva può essere una guida che accompagna in uno dei viaggi più appassionanti che si possono fare, quello alla scoperta di sé.

COME SEI ARRIVATA AL GRUPPO?

Attraverso la conoscenza personale di Imma in altro luogo e situazione

CHE ASPETTATIVE AVEVI? SONO STATE RAGGIUNTE?

Personalmente non ho avuto modo e forse tempo di formare aspettative nella mia mente; quello che ho visto è comunque una costante presenza di Imma nel formulare post, creare momenti di formazione e condivisione attraverso video-dirette, nel motivare lungo un cammino non facile chi fa parte del gruppo. In una parola ho notato tanta PASSIONE, oserei dire MISSIONE, da parte di Imma nel fare quello che fa. Un’altra cosa che in questo gruppo apprezzo molto è l’utilizzo di parole e immagini positive, che creano emozioni positive: un linguaggio che ruota intorno alle parole chiave: AMORE, FIDUCIA, PERDONO, GRATITUDINE, ACCETTAZIONE, ALLEANZA… un linguaggio che ci fa stare bene.

SE DOVESSI CONSIGLIARE ME E IL MIO LAVORO CON QUALI PAROLE LO DIRESTI?

Con le mie parole preferite, che ho citato anche nella domanda precedente; quello pensato da Imma è un percorso che ci insegna ed allena ad AMARCI ED AMARE IL MONDO INTORNO A NOI. Incondizionatamente.

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